Social e formazione religiosa

Nulla fuori dalla pastorale, e nulla fuori dal campo educativo. Ma prima della connessione on line, o almeno insieme,  è bene la connessione frontale, perché ogni persona è social e social network. Più confidenza e meno diffidenza.

SOCIALNETWORK-2 ”Nulla può restare fuori dalla pastorale, serve meno diffidenza” (Don Paolo Padrini).

“La nostra vita è una vita unitaria, fatta di relazioni, che si realizza nelle relazioni. I social sono semplicemente dei luoghi dove si realizzano le nostre relazioni. Quando questi rovinano la nostra percezione di vita comunitaria, allora vuol dire che sono diventati un luogo di fuga. E’ solo allora che dobbiamo preoccuparci, quando la rete rischia di costruire una vita parallela. Ma ciò si verifica in genere quando abbiamo già dei problemini a monte, e i media digitali in quei casi non fanno altro che amplificare atteggiamenti già sbilanciati, sfruttando alcune dinamiche non pienamente veritative che pure la rete può innescare”. Don Paolo Padrini, sacerdote esperto di cultura digitale e autore del libro “Social Network e formazione religiosa.

“I social aggiungono delle possibilità, avvicinano le periferie al centro. Sono in fondo un modo attraverso cui il Signore ci scrolla per farci uscire dai nostri ambienti spesso un po’ asfittici. Ci sono esperienze di religiosi che usano la rete in modo intelligente e creativo – sottolinea Padrini – ma in generale credo che ci sia bisogno per noi di una formazione integrata. I timori dei rettori di seminari circa il fatto che i seminaristi passino troppo tempo in rete può essere legittimo ma mi viene da chiedere: ‘quanto è presente per esempio questo tema a pieno titolo negli incontri sulla formazione umana?’. Se non un tabù – precisa il religioso - c’è quantomeno ancora tanta strada da fare”. 

“Nulla per noi preti può rimanere fuori da un contesto pastorale”, riprende Padrini. “E’ quando iniziamo a separare le cose della nostra vita, che qualcosa comincia a non funzionare. E il rischio è che qualcosa vada a finire nei ghetti e ammuffisce”. 

“Sono molto numerosi i gruppi di preghiera online. Se guardiamo bene, la preghiera è proprio la cosa più virtuale che c’è ma anche la più reale. Non si tocca ma è potente, non si vede ma è presente. E allora ritengo che le esperienze di preghiera in rete siano quelle più rilevanti e feconde, che aiuteranno a fare maggiormente la sintesi, esperienze calde, in cui viviamo peraltro la responsabilità del linguaggio. Perché bisogna evitare – conclude – che le nostre parole facciano diventare la preghiera una cosa troppo umana, troppo ristretta, una ideologia”. 

Ma è un luogo comune pensare che se sei un prete che usi molto i social, hai più appeal presso i giovani? “Sì, è un luogo comune. Ciò che serve davvero è la presenza piuttosto che la presa. Non appeal ma testimonianza”. 

(Antonella Palermo - Radio Vaticana)

In rete nuova libertà: educare a

Aiart_grandeIn collaborazione con il prof. FedericoTonioni, responsabile dell’ambulatorio dipendenze da internet del Policlinico Gemelli di Roma, l’Aiart nazionale ha messo a punto uno studio sulla grande problematica della dipendenza da internet.
Il volume, che sarà presentato il 6 novembre alle ore 9.00 a Roma presso l’Aula Giulio Cesare in Campidoglio, è costituito da cinque capitoli che affrontano internet nella sua evoluzione fino all’insorgere della dipendenza, la predisposizione di azioni di prevenzione e cura fino al contrasto che la società civile, nella sua variegata composizione, mette in atto. In appendice, sono riportate alcune testimonianze di persone che hanno vissuto sulla propria pelle il dramma della dipendenza da internet. Il volume è stato composto a più mani: in ordine Francesco Giacalone, Claudia Di Lorenzi, Maria Elisa Scarcello, Giuseppe Antonelli, Domenico Infante, Luca Borgomeo, la prof.ssa Cinzia Groppi, infine la prefazione e la regia attenta del prof. Tonioni.