Umberto Eco e l’oratorio di Don Bosco

20051008-BOLOGNA-CRO:CRONOBIE 2005, ECO RIPROPONE ESPERIMENTO PENDOLO FOCAULT.Umberto Eco illustra l'esperimento del pendolo di Focault riproposto all'interno della chiesa di San petronio oggi a Bologna.GIORGIO BENVENUTI-ANSA

Umberto Eco attribuisce a don Bosco il merito di una “grande rivoluzione” nel campo della comunicazione, per aver proposto e realizzato nel suo oratorio l’utopia di “un nuovo modo di stare insieme”, che sarà capace di proporsi quale efficace strategia nei confronti di una società delle comunicazioni di massa non più caratterizzata dalla presenza di alcuni dinosauri (la radio, la televisione, i giornali, il cinema), ma polverizzata in una serie di comportamenti (“fanno parte, infatti, delle comunicazioni di massa anche i blue-jeans, la droga, il commercio di chitarre usate, il modo di aggregarsi per gruppi e per bande”). In questo contesto “l’urgenza non è produrre altri dinosauri, ma prendere atto della polverizzazione dei canali e costruire nuovi modi di usarli, cambiarli, alternarli, confonderli” .
“Don Bosco inventa [questa rivoluzione], poi la esporta verso la rete delle parrocchie e l’Azione cattolica, ma il nucleo è là, quando questo geniale riformatore intravede che la società industriale richiede nuovi modi di aggregazione, prima giovanile poi adulta, e inventa l’oratorio salesiano: una macchina perfetta in cui ogni canale di comunicazione, dal gioco alla musica, dal teatro alla stampa, è gestito in proprio su basi minime e riutilizzato e discusso quando la comunicazione viene da fuori. Ricordiamo che negli anni Cinquanta una rete di dodicimila piccole sale parrocchiali era arrivata a influenzare i produttori cinematografici.
La genialità dell’oratorio è che esso prescrive ai suoi frequentatori un codice morale e religioso, ma poi accoglie anche chi non lo segue. In tal senso il progetto di don Bosco investe tutta la società italiana nell’era industriale.”
Perché il “progetto don Bosco” continui nella sua efficacia – continua Eco – è necessario “qualcuno o un gruppo con la stessa immaginazione sociologica, lo stesso senso dei tempi, la stessa inventività organizzativa. Al di fuori di questo quadro nessuna forza ideologica può elaborare una politica globale di massa, e dovrà limitarsi all’occupazione (spesso inutile e sovente dannosa) dei vertici dei grandi dinosauri, che contano meno di quanto si creda”.

Giannatelli Roberto , Bosco (San Giovanni), in Franco LEVER – Pier Cesare RIVOLTELLA – Adriano ZANACCHI (edd.), La comunicazione. Dizionario di scienze e tecniche, www.lacomunicazione.it

Denunciare, difendere, soprattutto proporre.

La miglior difesa è l’attacco, si è detto più di una volta. E poi c’è il gioco di rimessa che può Schermata 2016-02-11 alle 11.18.23anche produrre un buon contropiede, ma non è sufficiente. Il gioco va governato e guidato, in qualche modo proposto con decisione.

In altro modo potrei dire che questo è un compito e uno stile dell’educatore

  • che deve proporre
  • che deve annunciare.

Un’azione diventa preventiva

a) nell’ immediato per offrire quasi una primogenitura sul campo

b) in un più ampio respiro e nella dilatazione del tempo, nel creare condizioni per migliorare tutto il contesto.

Sono riflessioni che mi sono venute alla mente, provocato anche da interventi e interviste diffuse sugli organi di stampa. Si potrebbe andare a consultare il Blog di Sandro Magister  del 25 gennaio 2016 e la edizione on line di Famiglia Cristiana del 15 gennaio 2016 con la intervista a Francesco D’Agostino.

Non è mia competenza proporre leggi e indicare norme possibili. Ma come cittadino ho il diritto-dovere di chiedere ai parlamentari di ispirazione cristiana e immagino anche conoscitori della Dottrina Sociale della Chiesa di essere maggiormente propositivi di fronte alla vita, al bene comune, ai giovani, al lavoro, alla famiglia, alla scuola.

Urlare e strepitare in un’aula parlamentare come fosse una palestra nella quale forse talvolta si indugia al gioco, non è dignitoso per un rappresentante del popolo.

Proporre, indicare, farsi avanti nella quotidianità dei giorni è dovere del legislatore che ha come interesse il bene comune e non il proprio, già tutelato da tanti diritti e forse poco esposto ai doveri.