Je suis la Nativité? (Ma mi faccia il piacere!)

Unknown

Non meriterebbe alcun commento l’immagine (non la chiamo vignetta) del Sig. Mauro con riferimento al Presepe,   perché anche questo è pubblicità e fa crescere l’audience. Ma il silenzio talvolta sconfina nell’indifferenza e può diventare connivenza.

Mi sono imbattuto nella lettera aperta di PB pubblicata in Facebook e la ritengo utile, opportuna, intelligente per supportare ancora una volta il dilagare senza controllo della omologazione culturale tanto utile per manipolare, governare, spostare interessi, nascondere verità economiche e politiche.

Quando poi si tocca l’ambito dell’esperienza religiosa, di qualunque tradizione religiosa, si va a toccare un ambito che rischia di trasformarsi in una miscela esplosiva, perché distrugge rispetto reciproco e tolleranza, e perché si insinua un virus che distrugge un elemento vitale di ogni vita umana: ogni segno di trascendenza è seme della Trascendenza.

Gentile Sig. Vauro,

ci sono morti fisiche causate da attacchi compiuti da gente malata, vittima e artefice del male. In questo caso giustamente si alza un’onda compatta, civile e solidale, che ultimamente ha preso forma nei vari “Je suis… !”.
Oltre a questi ci sono altri attacchi più lenti e sottili. (Anche se, ad amor del vero, in fatto di delicatezza e stile questi non è che siano tra i primi in classifica, a mio modo di vedere). Ad ogni modo, l’odore che questi attacchi lasciano non sempre è meno acre di quelli reali, pur con le dovute ed evidenti differenze e conseguenze.

Penso avrà capito, gentile e perspicace Sig. Vauro, che mi sto riferendo alla “faccenda del Presepe con G1 e G2” – dove le “G” vanno bene sia come “Genitore” sia come “Giuseppe”.

Certamente è bene che il diritto di satira venga difeso, così come lo è mantenere solidi i laici capisaldi della nostra civiltà: i principi di libertà, di uguaglianza e di fraternità (che tra l’altro, se non sbaglio, è proprio per mezzo loro e per loro che sono state tagliate un po’ di teste; e a farlo non erano fondamentalisti islamici allora… ma non essendo uno storico non mi addentro in queste cose).

Ora, gentile e saggio Sig. Vauro, mi permetto di farle notare alcune cose. O meglio, di porle alcune domande.

La prima. Nel concetto di fraternità non rientra anche il rispetto verso il “fratello”? Oh, il termine “fraternità”, benché sia ben più antico dei fulgidi anni della Rivoluzione Francese e dell’Illuminismo, mi pare andasse particolarmente forte anche a quei tempi. Quindi, credo nessuno qui abbia nulla da obiettare.
Bene, questo principio di fraternità, e quindi di rispetto, non dovrebbe valere anche quando al “fratello” stanno a cuore certi simboli, che per lui rimandano a delle verità a cui tiene e che parzialmente lo identificano? (Si badi bene, queste verità vanno bene per lui, mica devono valere per tutti!)

Un altro aspetto. Credo che lei, gentile e spiritoso Sig. Vauro, conosca bene la frase “una risata vi seppellirà” e come essa venga issata a stendardo della moderna libertà e al diritto di satira. Ma se lo slancio sfrenato e indistinto alla risata viene liberato fino allo stato brado, alla fine non si seppellisce tutto? A me pare che “il diritto per il diritto”, lasciato vagare senza nessun accompagnamento (offerto dal rispetto e dalla responsabilità) alla lunga seppellisce pure quelli che ridono… E allora che si fa: muoia Sansone con tutti i Filistei? Tanto per rimanere nell’orticello religioso che a lei, gentile e spirituale Sig. Vauro, pare piaccia molto arare.

Ora, detto tra noi, io troverei un po’ risibile se alcuni cattolici iniziassero a postare sui loro profili “Je suis la Nativité!”. Però si sa che ad atti scriteriati – siano essi molto scriteriati e dannosi, pregni di violenza assassina, o altrettanto scriteriati ma fortunatamente colmi solo di cattivo gusto e satira banale – si sa, dicevo, che a questi atti solitamente ne seguono altri, in direzione ostinata e contraria, che a volte rischiano di essere “non particolarmente saggi”. O forse questo è esattamente quello che lei, gentile e furbo Sig. Vauro, vuole? Che si alzi un gran polverone a chi la spara più grossa.

Ma allora mi viene in mente un’ultima cosa che le vorrei far notare, gentile e interessante Sig. Vauro. Lo faccio usando di nuovo una citazione (anche se ahimè è ben nota la regola secondo la quale il numero di citazione usate è inversamente proporzionale al livello di cultura di chi le usa, ma vabbè… si parla tra amici e non da accademici, e non ho timore di passare per ignorante). La citazione: “Non sono d’accordo con le tue idee ma mi batterò fino alla morte perché tu possa esprimerle”. Famosissima di questi tempi.
Ora, gentile e illuminato Sig. Vauro, per battermi a favore di idee che non condivido, io queste idee, queste opinioni le vorrei almeno trovare nella persona con cui parlo, o di cui leggo le parole, o le vignette. Vede, rispettabile e sapiente Sig. Vauro, io ancora non ho capito quali siano le sue idee. Perché se è vero quello che scrivevo prima, allora mi pare di comprendere che a lei interessa solo il polverone della risata che seppellisce ogni cosa e Sansone che muore coi Filistei… e tutti giù per terra.
Lo so, molto probabilmente è una mia mancanza, però mi perdoni, gentile e creativo Sig. Vauro, io proprio non riesco a scovare uno straccio di idea propositiva in quello che lei dice e disegna. Certo, quello che fa lo trovo divertente (a volte meno, eh), ma non lo trovo portatore di idee. Non ci vedo “opinioni” ma solo “derisioni”. Spero non se la prenderà a male se non dovesse trovarmi tra le fila di chi è pronto a morire per difenderla. Sono certo che ha al suo fianco compagni molto migliori di quello che potrei essere io.
Ah, ma che sciocco, mi perdoni nuovamente gentile e benevolo Sig. Vauro, lei fa satira! Non fa il politico, né l’opinionista e men che meno il prete! E quindi si sente esente dal veicolare messaggi propositivi… Eh, però allora viene la fratellanza (e il rispetto, di cui lei mi pare sia po’ carente), e viene anche il polverone (a cui penso lei sia sempre interessato), e viene la risata che seppellisce tutti e viene Sansone coi Filistei… che al mercato mio padre comprò

La ringrazio sinceramente se ha avuto il tempo e l’accortezza di leggere fin qui, gentile e paziente Sig. Vauro. La saluto con affetto e (non troppa) stima.

PS. Se trova tempo per rispondere ne sarei ben lieto, e mi scuso se le domande che le ho posto erano confuse. Ma tanto si sa, ciò che conta è ridere e buttarla in caciara, senza se e senza ma; e soprattutto: che ogni forma di rispetto cada sotto la ghigliottina inquisitoria della Divina Satira.

Quando la fede si fa social

?????????????????????????????????????????????????????????

Grazie a Padre Antonio Spadaro sj, Direttore della Civiltà Cattolica, per questo ulteriore breve e stimolante saggio.

Un libro chie si legge con piacere e anche velocemente, utile come sintesi di riflessioni e suggerimenti educativi già espressi in altra sede.

“Quando la fede si fa social” il Cristianesimo al tempo dei new media di Antonio Spadaro – Editrice EMI

Dalle pagine conclusive (pag. 60-61) evidenzio le conclusioni.

In conclusione, vorrei sintetizzare quanto detto fin qui in sei sfide importanti che la comunicazione digitale pone alla nostra pastorale, considerando come ha scritto Benedetto XVI, che «le reti social sono alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo».[1] Sono Aspetti che richiedono un mutamento di prospettive, un passaggio per guardare al futuro mantenendo saldi il passato e il presente. Eccole:

  1. Dalla pastorale della risposta alla pastorale della domanda.
  2. Dalla pastorale centrata sui contenuti alla pastorale centrata sulle persone.
  3. Dalla pastorale della trasmissione alla pastorale della testimonianza.
  4. Dalla pastorale della propaganda alla pastorale della prossimità.
  5. Dalla pastorale delle idee alla pastorale della narrazione.
  6. Una pastorale attenta all’interiorità e all’interattività.

Quanto ai modi concreti, uno dei cardini della spiritualità dei gesuiti è una frase di Ignazio di Loyola: «Cercare e trovare Dio in tutte le cose ». La grande parola da riscoprire, allora, è una vecchia conoscenza del vocabolario cristiano: il «discernimento». Il discernimento spirituale significa riconoscere tra le tante risposte che oggi riceviamo quali sono le domande importanti, quelle vere e fondamentali. È un lavoro complesso, che richiede preparazione e sensibilità spirituale.

E chiama noi cristiani ad associare – e ad aiutare altri a farlo- alle sofisticate funzioni dell’odierno decoder digitale l’antica ma inequivocabile vocazione della bussola verso quel Nord che davvero conta.

[1] Benedetto XVI, Messaggio per la XXLVII Giornata mondiale delle comunicazioni sociale, cit.